In montagna la perdita di liquidi può essere favorita da caldo, attività fisica, vento, aria secca e maggiore esposizione al Sole, anche quando la temperatura non sembra particolarmente elevata. Riconoscere precocemente sete, stanchezza, vertigini, mal di testa e alterazioni delle urine permette di intervenire prima che la disidratazione comprometta le capacità fisiche e cognitive necessarie per affrontare un ambiente potenzialmente impegnativo
La disidratazione è uno dei rischi che possono accompagnare un’escursione in montagna, soprattutto durante le giornate calde e i percorsi lunghi o caratterizzati da un elevato dislivello. Non riguarda soltanto gli alpinisti o gli escursionisti esperti: anche una camminata apparentemente semplice può comportare una perdita di liquidi significativa attraverso la sudorazione.
In ambiente montano il problema può essere sottovalutato perché la temperatura percepita può risultare più bassa rispetto a quella delle aree urbane. Sole, vento, aria secca e attività fisica, tuttavia, possono aumentare la perdita di acqua e sali minerali. Per questo l’idratazione dovrebbe essere considerata parte integrante della preparazione dell’escursione, insieme alla scelta dell’itinerario, all’abbigliamento e alla valutazione delle condizioni meteorologiche.
Cosa leggerai nell'articolo:
- Che cos’è la disidratazione e perché è un rischio in montagna
- Quali sono i sintomi della disidratazione durante un’escursione?
- Perché in montagna ci si può disidratare anche quando non fa molto caldo?
- Quanta acqua bisogna bere durante un’escursione in montagna?
- Come prevenire la disidratazione in montagna
- Bere acqua di sorgente in montagna è sempre sicuro?
- Cosa fare se compaiono i primi sintomi di disidratazione
- In quali casi la disidratazione in montagna diventa un’emergenza?
- Disidratazione e sicurezza in montagna: perché prevenire è fondamentale?
Che cos’è la disidratazione e perché è un rischio in montagna
La disidratazione si verifica quando l’organismo perde più liquidi di quanti ne riesca a introdurre. Durante l’attività fisica una delle principali cause è la sudorazione, ma possono contribuire anche vomito, diarrea, febbre e condizioni ambientali particolarmente calde.
Il Club Alpino Italiano sottolinea l’importanza di bere regolarmente durante le escursioni senza attendere necessariamente la comparsa di una sete intensa. La sete, infatti, è un importante segnale dell’organismo, ma non dovrebbe essere l’unico criterio utilizzato per programmare l’assunzione di liquidi.
In montagna la disidratazione assume una particolare rilevanza perché stanchezza, debolezza, vertigini e riduzione della concentrazione possono compromettere la capacità di muoversi in sicurezza. In un ambiente caratterizzato da sentieri esposti, dislivelli, pietraie o terreni irregolari, una riduzione delle prestazioni fisiche e cognitive può aumentare ulteriormente il rischio di incidente.
Quali sono i sintomi della disidratazione durante un’escursione?
I primi segnali possono essere relativamente generici e quindi confusi con la normale fatica provocata dalla camminata. Sete, bocca asciutta, stanchezza, mal di testa, debolezza e sensazione di testa leggera sono tra i sintomi più comuni.
Un altro indicatore utile si trova nelle urine. Una colorazione particolarmente scura e un odore intenso, associati a una minore frequenza della minzione, possono indicare una perdita significativa di liquidi. Tra i segnali descritti dalle autorità sanitarie rientrano inoltre vertigini, affaticamento e secchezza di bocca, labbra e lingua.
Quando la situazione peggiora possono comparire maggiore debolezza, confusione, accelerazione del battito cardiaco e una marcata difficoltà a proseguire l’attività. Una persona che presenta alterazioni dello stato di coscienza o un grave deterioramento delle condizioni generali necessita di assistenza medica urgente.
Perché in montagna ci si può disidratare anche quando non fa molto caldo?
La temperatura non è l’unico fattore responsabile della perdita di liquidi. Durante un’escursione il corpo produce calore attraverso il lavoro muscolare e utilizza la sudorazione per disperderlo.
Anche vento e aria secca possono favorire una maggiore perdita di acqua. A questo si aggiunge l’esposizione al Sole, particolarmente importante in quota, dove la sensazione di calore può non riflettere completamente l’intensità dell’esposizione ambientale.
Tra i fattori che possono favorire la disidratazione, il CAI individua la sudorazione elevata, l’attività fisica intensa o prolungata, l’umidità, la scarsa ventilazione e un abbigliamento troppo pesante o poco traspirante.
Anche il freddo non elimina la necessità di bere. Durante le escursioni invernali la percezione della sete può essere meno evidente, mentre l’attività fisica continua a comportare una perdita di acqua. Il CNSAS, nelle proprie indicazioni sulla sicurezza in montagna, insiste infatti sulla necessità di una preparazione adeguata e di portare con sé bevande oltre al necessario equipaggiamento.
Quanta acqua bisogna bere durante un’escursione in montagna?
Non esiste una quantità identica di acqua valida per ogni escursionista e per ogni percorso. Il fabbisogno dipende dalla durata dell’attività, dalla temperatura, dall’intensità dello sforzo, dal dislivello, dalla sudorazione individuale e dalla disponibilità di punti di rifornimento lungo il percorso.
Per questo la quantità di acqua dovrebbe essere programmata prima della partenza, considerando anche la possibilità che una sorgente o un rifugio previsti sul percorso non siano effettivamente disponibili.
In alcune proprie pubblicazioni dedicate all’escursionismo, il CAI indica di portare almeno un litro d’acqua e di bere con regolarità senza aspettare la comparsa della sete, sottolineando inoltre l’importanza del reintegro degli elettroliti e dei sali in determinate situazioni.
L’obiettivo non dovrebbe però essere quello di bere quantità eccessive in poco tempo. L’idratazione deve essere distribuita durante l’attività e adattata alle condizioni ambientali e alla risposta dell’organismo.
Come prevenire la disidratazione in montagna
La prevenzione comincia prima ancora di infilare gli scarponi. La pianificazione dell’itinerario dovrebbe comprendere la valutazione della durata, del dislivello, delle temperature previste e della presenza di fonti d’acqua affidabili.
Il CNSAS considera la pianificazione uno degli elementi fondamentali della sicurezza in montagna e raccomanda di preparare l’uscita tenendo conto delle condizioni meteorologiche, dell’itinerario e delle capacità fisiche dei partecipanti.
Durante la camminata è opportuno bere a intervalli regolari, evitando di aspettare che la sete diventi intensa. Nelle giornate molto calde può inoltre essere utile organizzare le ore di cammino in modo da ridurre, quando possibile, l’esposizione nelle fasce più calde, scegliendo itinerari ombreggiati o anticipando la partenza.
Anche l’abbigliamento contribuisce alla gestione della temperatura corporea. Strati leggeri e traspiranti possono favorire la dispersione del calore e ridurre la sudorazione eccessiva.
Bere acqua di sorgente in montagna è sempre sicuro?
L’acqua che sgorga da una sorgente montana può apparire limpida e incontaminata, ma l’aspetto dell’acqua non è sufficiente per stabilirne la sicurezza microbiologica.
Il CAI dedica un progetto specifico, Acqua Sorgente, al censimento e al monitoraggio delle sorgenti presenti sulle Alpi e sugli Appennini italiani, proprio per migliorare la conoscenza delle risorse idriche montane.
Il problema può riguardare, tra le altre cose, la presenza di animali al pascolo o di insediamenti e attività presenti a monte. Per questo, quando la qualità dell’acqua non è conosciuta o non è dichiarata potabile, è prudente utilizzare una riserva d’acqua sicura oppure ricorrere a sistemi di trattamento appropriati.
La sensazione di freschezza dell’acqua di torrente non deve quindi essere confusa con una certificazione di potabilità.
Cosa fare se compaiono i primi sintomi di disidratazione
Quando durante un’escursione compaiono sete intensa, debolezza, mal di testa, vertigini o sensazione di stordimento, la priorità è interrompere lo sforzo e valutare le condizioni della persona.
Continuare a camminare ignorando i sintomi può aggravare la situazione e trasformare un problema inizialmente gestibile in un’emergenza. È opportuno fermarsi in un luogo sicuro, possibilmente ombreggiato e ventilato, ridurre lo sforzo e iniziare a reintegrare i liquidi con gradualità.
Se la persona è cosciente e riesce a bere normalmente, l’acqua può essere assunta a piccoli intervalli. In caso di perdite importanti di liquidi associate a intensa sudorazione, vomito o diarrea, può essere necessario anche il reintegro degli elettroliti, secondo le circostanze.
Non bisogna però considerare ogni malessere in montagna come semplice disidratazione. Mal di testa, nausea, vertigini, debolezza e alterazioni dello stato mentale possono avere cause differenti, comprese condizioni legate al caldo o, in alta quota, problemi correlati all’altitudine.
In quali casi la disidratazione in montagna diventa un’emergenza?
Una situazione caratterizzata da confusione, perdita di coscienza, debolezza estrema, rapido peggioramento delle condizioni o incapacità di bere autonomamente richiede un intervento sanitario.
Particolare attenzione deve essere riservata ai casi in cui la disidratazione si accompagna a un’esposizione al caldo ececssiva. Il colpo di calore è un’emergenza medica e non deve essere trattato semplicemente come una normale disidratazione.
Il CAI segnala che l’esposizione prolungata a temperature elevate può provocare una perdita importante di liquidi attraverso la sudorazione e, nei casi estremi, arrivare al collasso. Tra i segnali associati alle condizioni più gravi vengono indicati mal di testa, vertigini, stanchezza, aumento del polso e della respirazione, fino alla perdita di coscienza.
In presenza di un peggioramento significativo, soprattutto in un luogo isolato o difficilmente raggiungibile, è necessario attivare il soccorso. Il CNSAS ricorda che la richiesta di aiuto deve essere parte della preparazione alla frequentazione della montagna e mette a disposizione GeoResQ, sistema che consente di condividere la posizione e inoltrare una richiesta di soccorso alle centrali operative.
Disidratazione e sicurezza in montagna: perché prevenire è fondamentale?
La disidratazione non rappresenta soltanto un problema fisiologico. In montagna può diventare un fattore che contribuisce alla perdita di sicurezza dell’intera escursione.
La stanchezza può rallentare il passo, la debolezza può rendere più difficile affrontare un dislivello e vertigini o alterazioni della concentrazione possono aumentare il rischio di inciampare o sbagliare percorso. Se la persona è già lontana dal punto di partenza, anche un disturbo apparentemente modesto può complicare il rientro.
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Il principio condiviso dalle organizzazioni che si occupano di sicurezza in ambiente montano è quindi quello della prevenzione. Il CNSAS sottolinea che la sicurezza dipende anche dal comportamento individuale e dalla capacità di preparare adeguatamente l’uscita, mentre il CAI pone la conoscenza dell’ambiente e la consapevolezza alla base della frequentazione della montagna.
Bere regolarmente, conoscere il percorso, valutare il meteo, portare una quantità adeguata di acqua e sapere quando interrompere l’escursione sono comportamenti semplici, ma possono contribuire concretamente a ridurre il rischio.

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