In che modo le emozioni estreme e la dissociazione alterano la percezione temporale nelle persone con disturbo borderline di personalità
Per la maggior parte delle persone, il tempo è una linea continua: il passato si allontana, il presente scorre, il futuro si avvicina. Ma per chi convive con il disturbo borderline di personalità (DBP), questa linea può diventare frastagliata, a tratti frenetica, altre volte immobile.
L’esperienza soggettiva del tempo può trasformarsi in una trappola emotiva in cui anche pochi minuti sembrano un’eternità, e i ricordi si scollegano dalla sequenza cronologica reale.
Nel DBP, la percezione del tempo è spesso legata più alle emozioni che ai secondi che scorrono. Quando una persona borderline si sente abbandonata, ignorata o respinta, anche un silenzio di un’ora può essere percepito come un isolamento durato giorni. Il cervello, infatti, non sta “calcolando” il tempo: lo sta sentendo.
Cosa leggerai nell'articolo:
Il presente emotivo assoluto
Una caratteristica centrale del disturbo borderline è la difficoltà nella regolazione emotiva. Chi presenta questo disturbo tende a sperimentare emozioni molto intense e durature, difficili da riportare sotto controllo. Quando un’emozione si accende, diventa totalizzante. Il momento presente si dilata e ingloba tutto il vissuto. Il futuro diventa impensabile, il passato si scollega.
È quello che molti esperti chiamano “presente emotivo assoluto”: ciò che si prova in un determinato istante viene vissuto come definitivo e immutabile, anche se, oggettivamente, dura poco. Questo spiega perché le persone borderline possano reagire in modo così drammatico a eventi apparentemente minori: non stanno esagerando, stanno davvero vivendo il tempo in modo differente.
Quando l’impulso accelera il tempo
Un’altra dinamica ricorrente nel DBP è la sensazione di urgenza costante. La paura dell’abbandono, la necessità di ricevere rassicurazioni immediate, il bisogno di agire senza attendere. Tutto sembra dover accadere adesso. Questa urgenza non nasce da una mancanza di volontà, ma da una reale difficoltà a proiettarsi nel futuro con fiducia e sicurezza.
L’alterazione della percezione temporale può essere amplificata da episodi di dissociazione, durante i quali il tempo può sembrare bloccarsi, accelerare o addirittura annullarsi.
Tempo, memoria e relazioni: tutto si intreccia
Nel disturbo borderline, anche la memoria può diventare selettiva o frammentata. Le esperienze passate positive vengono facilmente oscurate da un singolo evento negativo recente. Questo avviene perché la mente fatica a collegare in modo coerente le emozioni e le esperienze nel tempo.
Così, una relazione che fino a ieri sembrava fonte di amore e salvezza, oggi può essere vissuta come fredda, distante o addirittura minacciosa. Il tempo, in questi momenti, non unisce più, ma divide.
Il paradosso temporale nel disturbo borderline
Chi soffre di disturbo borderline è spesso intrappolato in un paradosso temporale. Vive tutto subito, come se il futuro non esistesse, ma allo stesso tempo, non riesce a lasciar andare ciò che è stato doloroso nel passato.
Questo continuo oscillare rende complicate le relazioni affettive e la vita quotidiana. Le persone vicine, spesso, faticano a capire perché un ritardo di qualche ora o un messaggio non letto possa provocare una reazione così forte. Ma se comprendiamo che il tempo per una persona borderline ha un significato diverso, possiamo anche imparare a comunicare e a supportarla in modo più empatico.
Ricostruire il tempo dentro di sé: piccoli strumenti per ritrovare continuità
Aiutare una persona con disturbo borderline a ritrovare un senso più stabile del tempo è possibile e anche profondamente utile per la sua qualità di vita. Si tratta di guidarla passo dopo passo, aiutandola a scoprire ancore emotive e strumenti concreti per orientarsi tra presente, passato e futuro.
Un primo passo è validare ciò che sente, senza minimizzare. Dire “capisco che quest’ora ti sia sembrata infinita” può dare più sollievo di mille spiegazioni razionali. Poi si può gradualmente introdurre un lavoro sull’autoconsapevolezza temporale: tenere un diario giornaliero, per esempio, aiuta a riconnettere gli eventi in ordine cronologico e a vedere come le emozioni cambiano nel tempo.
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Anche pratiche come la mindfulness o la respirazione consapevole insegnano che le emozioni, per quanto intense, hanno un inizio e una fine.
Un altro strumento efficace è quello delle routine gentili: creare piccoli rituali quotidiani (un tè la sera, una passeggiata al mattino, una chiamata a orario fisso) può offrire punti fermi che aiutano a “misurare” il tempo in modo più prevedibile e rassicurante.
Infine, lavorare con un terapeuta specializzato in DBT (terapia dialettico-comportamentale) può essere decisivo: questo approccio, infatti, offre strumenti concreti per riconoscere, attraversare e lasciar andare le emozioni, senza che queste distorcano la realtà o il tempo vissuto.
Uno sguardo amorevole
Comprendere come una persona borderline vive il tempo non significa supportare comportamenti disfunzionali, ma osservare con amore la sofferenza che c’è dietro. Significa scavare oltre le apparenze, riconoscere che chi vive questo disturbo non ha semplicemente “bisogno di calmarsi”, ma di essere contenuto, rassicurato, compreso, semplicemente amato.
Chi è dotato di empatia, ha molto da imparare dalla loro sensibilità. Ad esempio, che il tempo non è solo quello dell’orologio, ma anche quello del cuore. E a volte, un gesto di cura nel presente può ricucire molte ferite nel passato, fino a farle guarire.

Sono la CEO di Controsenso, Impresa operante nel Digital Marketing, nel giornalismo e nella comunicazione strategica. Dirigo un team di esperti che supporta P.M.I. e privati, aiutandoli a promuovere i propri progetti online e offline.