Nelle tradizioni esoteriche e sciamaniche il guaritore può essere considerato un intermediario capace di entrare in contatto con il disagio energetico di una persona, trasformarlo e infine disperderlo. Una concezione antica che oggi si intreccia con la Psicologia, l’Antropologia e la Psichiatria, ma che non trova ancora una conferma scientifica nell’esistenza di un’energia negativa trasferibile tra individui
L’idea che una persona possa portare dentro di sé un’energia negativa e che un guaritore possa intercettarla, assorbirla e successivamente dissiparla appartiene a numerose tradizioni spirituali, esoteriche e di Medicina tradizionale.
Il linguaggio utilizzato cambia profondamente a seconda delle culture: si parla di energia, impurità, squilibrio, male, peso, contaminazione o perdita di equilibrio. Il principio simbolico, tuttavia, può essere simile: il guaritore entra in relazione con la sofferenza dell’individuo e interviene attraverso un rituale per ristabilire una condizione di equilibrio.
È fondamentale, però, distinguere il significato culturale e spirituale di queste pratiche dalle conoscenze della Medicina scientifica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’importanza culturale della Medicina tradizionale e ne promuove lo studio, ma sottolinea la necessità di valutarne sicurezza ed efficacia attraverso evidenze scientifiche.
Cosa leggerai nell'articolo:
- Che cosa significa “energia negativa” nelle tradizioni esoteriche
- Il guaritore come intermediario
- Assorbire l’energia negativa per poi dissiparla
- Perché il guaritore può sentirsi stanco dopo un rito?
- Il rito di purificazione del guaritore
- La correlaziome tra energia negativa e Psichiatria: l’incontro tra due linguaggi
- Quando la spiegazione spirituale può diventare problematica
- Tradizione e scienza possono dialogare?
- Il significato profondo del guaritore
Che cosa significa “energia negativa” nelle tradizioni esoteriche
Nel linguaggio esoterico, l’espressione “energia negativa” non identifica una sostanza misurabile dalla Fisica o dalla Medicina. È piuttosto un concetto appartenente a determinati sistemi simbolici attraverso il quale vengono descritti stati di sofferenza, squilibrio o alterazione dell’armonia della persona.
In alcune tradizioni, il disagio viene immaginato come qualcosa che può accumularsi e ostacolare il normale fluire dell’energia. Il rito avrebbe quindi la funzione di individuare questa condizione, intervenire su di essa e ristabilire un equilibrio.
Il significato può essere particolarmente importante dal punto di vista antropologico. Le persone non interpretano necessariamente il dolore, la malattia o la sofferenza attraverso le stesse categorie usate dalla medicina occidentale. Anche l’OMS sottolinea come le concezioni della salute mentale siano influenzate da cultura, valori, tradizioni e sistemi di significato.
Il guaritore come intermediario
All’interno di questa visione, il guaritore non sarebbe semplicemente colui che “toglie” qualcosa alla persona, ma un intermediario tra una condizione di squilibrio e una nuova condizione di armonia.
Il modello può essere rappresentato simbolicamente come un processo in tre fasi: la persona manifesta o porta con sé un disagio; il guaritore entra in relazione con esso durante il rito; infine ciò che viene percepito come negativo viene trasformato, allontanato o restituito all’ambiente attraverso una pratica rituale.
È proprio questa terza fase a essere particolarmente importante. Nelle concezioni tradizionali il guaritore non dovrebbe diventare il contenitore permanente della sofferenza altrui. Il rituale di conclusione ha quindi anche la funzione simbolica di separare il praticante dalla persona assistita.
Assorbire l’energia negativa per poi dissiparla
In alcune pratiche esoteriche il processo viene descritto proprio attraverso il verbo “assorbire”. Il guaritore può riferire sensazioni di pesantezza, stanchezza, calore, freddo, dolore o pressione durante o immediatamente dopo il rituale.
Secondo l’interpretazione spirituale, queste manifestazioni possono essere considerate il segnale di un temporaneo trasferimento del carico energetico. Il guaritore lo accoglierebbe, lo trasformerebbe attraverso il proprio lavoro rituale e successivamente lo disperderebbe.
Questa interpretazione, tuttavia, non deve essere confusa con un meccanismo biologico dimostrato. Per esempio, il National Center for Complementary and Integrative Health statunitense, organismo del National Institutes of Health, osserva a proposito del Reiki che non esistono prove scientifiche dell’esistenza del campo energetico ipotizzato alla base della pratica e che l’efficacia terapeutica non è stata dimostrata in modo chiaro.
Di conseguenza, a oggi, parlare di “assorbimento dell’energia negativa” è corretto quando si descrive una determinata concezione spirituale; non lo è se la stessa affermazione viene presentata come un fatto fisiologico scientificamente accertato.
Perché il guaritore può sentirsi stanco dopo un rito?
La stanchezza successiva a un rituale può essere interpretata in modi differenti. Nella prospettiva esoterica, il guaritore può considerarla la conseguenza del lavoro compiuto sull’energia della persona assistita. Da questo punto di vista, il bisogno di riposo e purificazione rappresenta una fase naturale della pratica.
Esiste però anche una possibile lettura psicofisiologica. Un rituale intenso può richiedere concentrazione prolungata, coinvolgimento emotivo, attenzione verso l’altra persona e una forte partecipazione corporea. Al termine dell’esperienza può quindi comparire una sensazione di esaurimento, senza che sia necessario ipotizzare un trasferimento di energia.
Anche il significato attribuito alle sensazioni corporee può influenzarne la percezione. Se il praticante interpreta una sensazione di stanchezza come il risultato dell’assorbimento della negatività altrui, quella stessa esperienza verrà inserita all’interno della cornice spirituale di riferimento.
Il rito di purificazione del guaritore
Molte tradizioni attribuiscono grande importanza alla conclusione del rituale. Il guaritore può compiere gesti simbolici di purificazione attraverso acqua, preghiere, movimento, contatto con la terra o altri elementi naturali.
Il significato di queste pratiche non è necessariamente quello di eliminare una sostanza fisica. Possono rappresentare una vera e propria chiusura simbolica del rapporto rituale.
Il principio è particolarmente interessante: ciò che appartiene all’altra persona non deve rimanere indefinitamente dentro il guaritore. La separazione permette di ristabilire i confini tra chi offre assistenza e chi la riceve.
Da una prospettiva psicologica, rituali di questo tipo possono inoltre funzionare come marcatori di transizione: indicano che un’esperienza intensa è terminata e che è arrivato il momento di tornare alla quotidianità.
La correlaziome tra energia negativa e Psichiatria: l’incontro tra due linguaggi
Il rapporto tra credenze spirituali e Psichiatria è più complesso di quanto possa sembrare. La Psichiatria contemporanea non considera l’energia negativa una causa diagnostica riconosciuta dei disturbi mentali. Depressione, disturbi d’ansia, disturbi psicotici e altre condizioni vengono valutati attraverso criteri clinici e attraverso un modello che tiene conto di fattori biologici, psicologici e sociali.
Questo non significa, però, che la Psichiatria debba ignorare le convinzioni spirituali del paziente. L’American Psychiatric Association ha inserito nel DSM-5 e nel DSM-5-TR strumenti specifici per comprendere il contesto culturale della persona. Il Cultural Formulation Interview, per esempio, invita il professionista a esplorare le modalità attraverso cui il paziente interpreta il proprio problema, le fonti di aiuto utilizzate e il ruolo di religione e spiritualità nella sua esperienza.
Questo approccio è importante perché una stessa esperienza può ricevere interpretazioni molto diverse a seconda della cultura. Una persona può descrivere una sensazione di oppressione come “energia negativa”; un’altra può parlare di ansia; un’altra ancora può interpretarla attraverso categorie religiose o spirituali. Il compito clinico non consiste necessariamente nel ridicolizzare la prima interpretazione, ma nel comprendere che cosa significhi per quella persona e verificare, attraverso una valutazione professionale, se siano presenti sintomi o condizioni che richiedono un intervento sanitario.
L’APA sottolinea inoltre che religione e spiritualità possono essere importanti sia come risorse sia come elementi del modo in cui una persona interpreta la propria sofferenza. Una recente analisi pubblicata nel contesto dell’APA ha evidenziato come, in alcune comunità, le interpretazioni spirituali possano influenzare il percorso attraverso cui una persona cerca aiuto per esperienze psicotiche. Ignorare completamente queste dimensioni può contribuire a incomprensioni o ritardi nell’accesso alle cure.
Quando la spiegazione spirituale può diventare problematica
La distinzione tra credenza spirituale e diagnosi clinica diventa particolarmente importante quando l’interpretazione dell’energia negativa sostituisce completamente la valutazione sanitaria.
Attribuire automaticamente sintomi quali l’insonnia, il dolore persistente, la depressione, gli attacchi di panico, le alterazioni della percezione o la perdita di contatto con la realtà a una presunta energia negativa può impedire di riconoscere un problema medico o psichiatrico.
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L’OMS ricorda che i disturbi mentali sono condizioni caratterizzate, tra le altre cose, da alterazioni clinicamente significative della cognizione, della regolazione emotiva o del comportamento e che esistono trattamenti efficaci per molte di queste condizioni.
La prospettiva più prudente non consiste quindi necessariamente nel mettere in contrapposizione spiritualità e medicina, ma nel mantenere distinti i rispettivi piani. Un rituale può avere per una persona un significato spirituale, culturale, relazionale o simbolico; non dovrebbe però essere presentato come sostituto di una diagnosi o di una terapia medica quando queste sono necessarie.
Tradizione e scienza possono dialogare?
L’idea che spiritualità e Medicina debbano necessariamente combattersi appartiene sempre meno alla realtà contemporanea. L’OMS considera la Medicina tradizionale un fenomeno globale e riconosce il valore culturale di molte pratiche, promuovendo al tempo stesso ricerca, sicurezza, qualità ed efficacia. La Strategia globale sulla medicina tradizionale 2025-2034 punta proprio a un’integrazione fondata sulle evidenze, rispettosa delle diversità culturali.
Anche in ambito psichiatrico l’attenzione alla cultura e alla spiritualità può favorire una relazione terapeutica più efficace. L’obiettivo non è stabilire se una particolare cosmologia sia “vera” o “falsa”, ma comprendere come quella cosmologia influenzi l’esperienza della persona e il suo modo di chiedere aiuto.
Il dialogo diventa quindi possibile quando ciascun ambito mantiene i propri confini: la tradizione spirituale può offrire significati, rituali e forme di sostegno; la Medicina deve invece basare diagnosi e trattamenti sulle conoscenze scientifiche disponibili.
Il significato profondo del guaritore
Considerato sotto questa prospettiva, il guaritore delle tradizioni esoteriche non è necessariamente colui che “prende il male” dall’altra persona per poi distruggerlo. È, piuttosto, una figura che rappresenta simbolicamente la possibilità di attraversare una condizione di sofferenza e trasformarla.
L’idea dell’assorbimento e della successiva dissipazione può essere letta come una metafora potente: il dolore viene accolto senza essere negato, elaborato attraverso il rito e infine lasciato andare.
Che si consideri questo processo una realtà energetica oppure un dispositivo simbolico e psicologico, rimane centrale un principio comune a molte pratiche di cura: chi aiuta non dovrebbe perdere i propri confini nel tentativo di sostenere l’altro.
È forse proprio questo il punto di incontro più interessante tra tradizione spirituale, psicologia e medicina: prendersi cura di qualcuno non significa necessariamente prendere su di sé la sua sofferenza, ma creare le condizioni affinché quella persona possa affrontarla senza rimanerne completamente schiacciata.

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