Percezione spazio-temporale
Benessere - Psicologia

Quando il cervello si scollega: perché perdiamo il filo del tempo e dello spazio

Tempo di lettura: 4 minuti

In che modo la dissociazione altera la percezione spazio-temporale e quali strategie pratiche aiutano a ritrovare l’orientamento nel presente

La dissociazione è un fenomeno complesso che può far perdere il senso del tempo e dello spazio. In certi momenti, minuti che sembrano ore o stanze familiari che appaiono estranee diventano realtà quotidiane.

Un tempo distorto

La dissociazione influisce sulla percezione del tempo in diversi modi. Alcune persone, quando sono dissociate, riferiscono che:

Il tempo sembra fermarsi o scorrere troppo velocemente, quindi diventa difficile collocarsi nell’adesso.

Si perde la continuità della coscienza, e guardare l’orologio può non aiutare: lo si legge, ma l’informazione “non rimane” o non si collega al contesto.

Si fa fatica a orientarsi tra “prima” e “dopo”, con la sensazione di avere “buchi temporali”.

In certi casi più intensi, anche concetti semplici come l’ora esatta o il giorno della settimana diventano sfuggenti, perché la mente è “scollegata” dalla realtà immediata.

Non di tratta di un fenomeno uguale per tutti: c’è chi riesce a leggere l’orologio ma non a “sentire” cosa quell’orario significhi, e chi invece percepisce solo un grande vuoto temporale.

Perché accade?

Quando una persona è in uno stato dissociativo, il cervello “scollega” alcune aree per proteggersi dallo stress, dal trauma o da un sovraccarico emotivo. Questo influenza direttamente la percezione del tempo.

Alterazione dell’ippocampo

L’ippocampo, che è la parte del cervello deputata a collocare gli eventi in una sequenza temporale (“questo è successo prima, questo dopo”), durante la dissociazione non funziona adeguatamente. Il risultato? È difficile orientarsi sul momento temporale in cui ci si trova.

Dominanza dell’amigdala

L’amigdala è la “centralina delle emozioni” legata alla sopravvivenza. Se prende il sopravvento, il cervello si concentra sul “qui e ora” emotivo (pericolo, paura, difesa) e smette di elaborare correttamente i riferimenti temporali. Perciò, leggere l’orologio può non avere “senso” cognitivo.

Riduzione del funzionamento della corteccia prefrontale

La parte del cervello che serve a pianificare, ragionare e organizzare informazioni (come il tempo, le priorità, le sequenze logiche) si “spegne” o va in standby durante la dissociazione. Questo porta a difficoltà nel comprendere anche concetti semplici come l’ora esatta o la durata di un’attività.

Disconnessione mente-corpo

Il corpo percepisce il tempo attraverso i ritmi fisiologici (fame, sonno, movimento). Se la dissociazione porta a una perdita di connessione con il corpo, si perde anche questo orientamento naturale. È come se mancasse un “orologio interno”.

Per questo motivo, quando si è dissociati, non solo è difficile capire che ore sono, ma a volte anche stimare quanto tempo sia passato (minuti che sembrano ore, ore che sembrano secondi).

L’ippocampo e la percezione dello spazio

L’ippocampo non regola solo la memoria temporale (quando), ma anche quella spaziale (dove).

Come funziona?

Contiene delle cellule chiamate “place cells” che si attivano in base alla posizione nello spazio. Sono come coordinate interne: dicono dove ci si trova e aiutano a costruire una mappa mentale dell’ambiente.

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Questa regione del cervello lavora inoltre insieme ad altre strutture, come i gangli della base e la corteccia entorinale (dove ci sono le famose grid cells), per permettere al cervello di “navigare” nello spazio.

Se l’ippocampo è ipoattivo (come avviene negli stati dissociativi o nei traumi), questa mappa si “sfalda”: ci si può sentire spaesati, confusi, come se i luoghi fossero estranei o non ci appartenessero.

Ecco perché, in certe dissociazioni, capita di avere la sensazione di:

  • Non riconoscere l’ambiente familiare (casa, stanza, strada).
  • Sentirsi “fuori posto” o come in un set cinematografico, non nel mondo reale.
  • Non riuscire a ricordare come si è arrivati in un certo luogo.

Tecniche di grounding spazio-temporale per riprendere il contatto con la realtà

Molte persone con esperienze di dissociazione usano queste tecniche per ri-orientarsi. Non sono una “cura”, ma strumenti pratici che possono aiutare a ritrovare un appiglio nel presente.

Tecniche per ri-orientarsi nel tempo

  • Annunciare l’ora ad alta voce. Leggere l’orologio o il cellulare e dirlo a voce (“Sono le 15:42 di sabato 16 agosto”). Ripeterlo un paio di volte aiuta a “stampare” l’informazione.
  • Annotare il tempo. Segnare su un foglietto l’orario e la data, così da avere un ancoraggio visivo. Rileggere ogni tanto per rafforzare la memoria.
  • Uso di timer o sveglie. Impostare allarmi a intervalli regolari per ricordare il passare del tempo e “tornare” al momento presente.
  • Osservare la luce naturale. Notare la posizione del Sole o la qualità della luce fuori dalla finestra per percepire la fase della giornata.

Tecniche per ri-orientarsi nello spazio

  • Descrizione dell’ambiente. Guardarsi intorno e dire a voce cosa si vede (“Sono nella mia stanza. Davanti a me c’è una scrivania marrone, alla mia destra una finestra aperta”).
  • Contatto fisico con l’ambiente. Toccare oggetti vicini (la sedia, il tavolo, un libro), sentirne consistenza e temperatura per rafforzare la percezione del luogo.
  • Camminare nello spazio. Fare qualche passo, notare il rumore dei piedi sul pavimento, riconoscere la direzione (verso la porta, verso la finestra).
  • Ancoraggio con oggetti familiari. Portare con sé un piccolo oggetto “di realtà” (portachiavi, braccialetto, pietra) da stringere quando si sente spaesamento.

Tecniche integrate spazio-tempo

  • Esercizio dei “5 punti”. Fermarsi e notare 5 cose nello spazio (“dove sono”), oltre a dire l’orario o la data (“quando sono”). Ripeterlo ogni volta che ci si sente disorientati.
  • Diario istantaneo. Scrivere su un quaderno la data, l’ora e il luogo ogni volta che si entra in uno stato di confusione. Sfogliarlo aiuta a ricostruire continuità spazio-temporale.
  • Dialogo interno. Ricordarsi frasi semplici come “Oggi è sabato, sono a casa mia, tutto intorno è reale, io sono presente qui e ora”.

Queste tecniche funzionano meglio se praticate in anticipo e non solo durante la dissociazione, così diventano abitudini di orientamento automatiche.

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