Charles Darwin è stato talvolta descritto come possibile persona nello spettro autistico per alcune caratteristiche della sua personalità, delle sue abitudini e del suo modo scrupoloso di dedicarsi alla ricerca. Ma una diagnosi retrospettiva non può essere considerata una diagnosi clinica: le fonti storiche disponibili non permettono di stabilire che Darwin fosse autistico o che avesse quella che un tempo veniva definita sindrome di Asperger
Charles Darwin è una delle figure più importanti nella storia della biologia. La teoria dell’evoluzione per selezione naturale ha trasformato il modo in cui la scienza interpreta la diversità degli organismi viventi e i rapporti tra le specie. Proprio la singolarità della sua personalità ha però alimentato, nel corso del tempo, numerose interpretazioni psicologiche e mediche della sua vita.
Tra le ipotesi formulate dopo la sua morte è comparsa anche quella secondo cui Darwin avrebbe potuto presentare caratteristiche riconducibili alla sindrome di Asperger, termine che oggi non costituisce più una diagnosi autonoma nei principali sistemi classificativi. Ma quanto è fondata questa ipotesi?
Cosa leggerai nell'articolo:
- Darwin mostrava caratteristiche che oggi potremmo associare all’autismo?
- Che cosa significa oggi rientrare nello spettro autistico?
- Perché non è possibile diagnosticare la psiche di Darwin a posteriori?
- Il caso di Darwin è particolarmente complesso
- Il rischio del presentismo psicologico
- Essere molto concentrati non significa necessariamente essere autistici
- La vita sociale di Darwin contraddice l’ipotesi?
- Darwin poteva avere alcune caratteristiche definite neurodivergenti dalle attuali evidenze scientifiche?
- Perché l’ipotesi continua a essere coinvolgente?
- Darwin era Asperger? La risposta della psicologia
Darwin mostrava caratteristiche che oggi potremmo associare all’autismo?
Alcuni elementi della biografia di Darwin possono ricordare caratteristiche che oggi vengono osservate in alcune persone autistiche. Darwin era estremamente concentrato sui propri interessi scientifici, dedicava moltissimo tempo all’osservazione della natura e conduceva una vita fortemente organizzata intorno al lavoro, alla raccolta di dati e alla riflessione.
Il Darwin Correspondence Project dell’Università di Cambridge documenta inoltre quanto il naturalista fosse sensibile alle interruzioni delle proprie abitudini e quanto gli incontri sociali, le conversazioni e le visite potessero risultare fisicamente ed emotivamente faticosi. Le sue lettere testimoniano che spesso associava l’eccitazione, le visite e gli impegni sociali a un peggioramento delle proprie condizioni di salute.
Questi elementi possono essere interessanti dal punto di vista psicologico, ma non sono specifici dell’autismo. Una forte concentrazione su un interesse, una vita strutturata, una preferenza per la tranquillità o una certa fatica nelle situazioni sociali possono comparire in persone con caratteristiche molto diverse e non costituiscono, da sole, criteri diagnostici.
Che cosa significa oggi rientrare nello spettro autistico?
Per comprendere il problema bisogna considerare che il concetto di autismo è cambiato profondamente nel corso del tempo. Le prime descrizioni cliniche dell’autismo risalgono agli anni Quaranta del Novecento, quando Leo Kanner descrisse l’autismo infantile e Hans Asperger descrisse bambini con difficoltà nella comunicazione sociale, interessi circoscritti e particolari caratteristiche comportamentali.
La categoria diagnostica di sindrome di Asperger è stata successivamente inserita nei sistemi classificativi internazionali, ma il DSM-5 del 2013 ha riunito le precedenti categorie dell’autismo sotto il più ampio disturbo dello spettro autistico. Anche l’ICD-11 ha successivamente seguito questa impostazione.
Oggi, quindi, parlare di Asperger come se fosse una diagnosi distinta dall’autismo non riflette la classificazione diagnostica contemporanea. Il termine continua tuttavia a essere utilizzato da alcune persone per descrivere la propria esperienza e conserva una rilevanza storica e culturale.
Perché non è possibile diagnosticare la psiche di Darwin a posteriori?
Una diagnosi psicologica o psichiatrica non consiste nell’individuare alcune caratteristiche che ricordano una determinata condizione. Richiede la valutazione complessiva della storia evolutiva della persona, dei comportamenti osservabili, del funzionamento sociale e individuale e dell’impatto delle caratteristiche sulla vita quotidiana.
Nel caso di una persona vissuta nell’Ottocento manca naturalmente la possibilità di effettuare un colloquio clinico, osservare direttamente il comportamento, ricostruire in maniera completa lo sviluppo infantile e verificare le caratteristiche attraverso strumenti diagnostici contemporanei.
Questo problema riguarda tutte le diagnosi retrospettive di personaggi storici, ma assume particolare importanza quando si parla di condizioni psichiatriche o neuroevolutive. Uno studio pubblicato sul Journal of Autism and Developmental Disorders ha sottolineato come la diagnosi dell’autismo sia cambiata profondamente nel corso della storia, rendendo particolarmente complesso applicare categorie contemporanee a persone vissute in epoche precedenti.
Il caso di Darwin è particolarmente complesso
La storia medica di Darwin è stata oggetto di un numero eccezionalmente elevato di ipotesi diagnostiche. Nel corso dei decenni sono state proposte spiegazioni molto differenti per i suoi numerosi disturbi fisici e psicologici, comprese condizioni neurologiche, infettive, gastrointestinali e psicogene.
Una revisione pubblicata nel 2022 su Cureus ha analizzato criticamente questa lunga serie di diagnosi. Gli autori osservano che molte delle interpretazioni formulate nel corso del tempo riflettevano le conoscenze mediche e le teorie prevalenti nelle diverse epoche. Tra le ipotesi prese in considerazione compare anche quella della sindrome di Asperger, che gli autori non ritengono una spiegazione convincente della condizione di Darwin.
Il problema non riguarda soltanto Darwin. Quando una figura storica presenta caratteristiche che sembrano compatibili con una diagnosi moderna, esiste il rischio di selezionare dalla biografia soltanto gli elementi che confermano l’ipotesi e di ignorare quelli che la contraddicono.
Il rischio del presentismo psicologico
Il fenomeno è stato analizzato in modo particolarmente interessante dallo storico della medicina Roderick D. Buchanan in un articolo del 2021 intitolato Syndrome du jour: The historiography and moral implications of Diagnosing Darwin. L’autore mostra come, nei decenni successivi alla morte di Darwin, siano state proposte numerose diagnosi differenti e spesso incompatibili tra loro.
Secondo Buchanan, queste interpretazioni possono diventare una sorta di specchio delle conoscenze e delle preoccupazioni dell’epoca in cui vengono formulate. Il rischio è quello del presentismo: utilizzare categorie contemporanee per reinterpretare una persona del passato come se avesse vissuto all’interno delle stesse conoscenze mediche, sociali e psicologiche del presente.
Lo stesso problema può verificarsi quando si tenta di attribuire retrospettivamente l’autismo a scienziati, artisti o personaggi storici particolarmente eccentrici. La loro originalità, la solitudine, la concentrazione sul lavoro o le abitudini insolite possono essere facilmente reinterpretate attraverso una lente diagnostica moderna.
Essere molto concentrati non significa necessariamente essere autistici
Uno degli aspetti più problematici delle interpretazioni su Darwin riguarda la sua straordinaria capacità di concentrarsi per lunghi periodi sulle proprie ricerche. La sua vita scientifica era caratterizzata da osservazioni meticolose, raccolta sistematica di informazioni, annotazioni e continue verifiche delle proprie ipotesi.
Una simile modalità di lavoro può essere compatibile con alcune caratteristiche dello spettro autistico, ma non è esclusiva dell’autismo. Scienziati, scrittori, musicisti e ricercatori possono sviluppare livelli molto elevati di specializzazione e concentrazione senza presentare un disturbo del neurosviluppo.
Inoltre, l’autismo non può essere definito semplicemente dalla presenza di interessi intensi. La diagnosi contemporanea considera un insieme più ampio di caratteristiche relative alla comunicazione e all’interazione sociale, ai comportamenti e agli interessi ristretti o ripetitivi e, in alcuni casi, alla sensibilità agli stimoli sensoriali.
Neppure la capacità di Darwin di costruire relazioni affettive e familiari consente di escludere automaticamente l’autismo. Le persone nello spettro presentano infatti profili estremamente diversi e possono avere relazioni profonde, innamorarsi, sposarsi, avere figli e sviluppare una vita sociale significativa.
Allo stesso tempo, il fatto che Darwin fosse sposato con Emma Wedgwood, avesse una numerosa famiglia e mantenesse rapporti con diversi scienziati non costituisce una prova contro l’ipotesi di autismo. La questione è semplicemente che questi elementi, come quelli relativi alla sua solitudine o alla sua intensa attività scientifica, non sono sufficienti per formulare una diagnosi.
È quindi scorretto utilizzare la sua vita familiare come argomento definitivo né a favore né contro l’ipotesi. La variabilità individuale dello spettro autistico rende infatti particolarmente poco affidabili le deduzioni basate su singoli aspetti biografici.
Darwin poteva avere alcune caratteristiche definite neurodivergenti dalle attuali evidenze scientifiche?
La risposta più prudente è sì, è possibile che alcune caratteristiche del suo funzionamento ricordino quelle che oggi osserviamo in persone neurodivergenti. Ma questa affermazione è molto diversa dal dire che Darwin fosse autistico.
La neurodivergenza è inoltre un concetto più ampio della diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Una persona può presentare modalità cognitive, attentive, sensoriali o comportamentali atipiche senza soddisfare necessariamente i criteri diagnostici di una specifica condizione.
Nel caso di Darwin, tuttavia, non disponiamo di dati sufficienti per stabilire quale fosse la natura neuropsicologica delle sue caratteristiche personali. Qualunque conclusione più precisa rimane quindi ipotetica.
Perché l’ipotesi continua a essere coinvolgente?
L’interesse per una possibile neurodivergenza di Darwin nasce anche da una questione culturale importante: il rapporto tra caratteristiche individuali e creatività scientifica.
La storia della scienza è ricca di persone estremamente concentrate, originali, eccentriche o poco conformiste. Questo non significa che tali caratteristiche siano necessariamente il risultato di una condizione neuropsicologica. Significa piuttosto che la creatività scientifica può assumere forme personali molto diverse.
Nel caso di Darwin, la sua capacità di osservare sistematicamente la natura, mettere in discussione le spiegazioni consolidate e accumulare una quantità enorme di dati prima di formulare le proprie conclusioni rappresenta uno degli aspetti più interessanti della sua personalità scientifica.
Attribuirgli oggi un’etichetta diagnostica potrebbe quindi essere meno interessante che interrogarsi sul modo in cui una personalità particolarmente metodica, curiosa e perseverante abbia contribuito alla costruzione della teoria dell’evoluzione.
Darwin era Asperger? La risposta della psicologia
A oggi non usufruiamo ancora di evidenze scientifiche sufficienti per affermare che Charles Darwin fosse autistico o che avesse la sindrome di Asperger. Alcuni aspetti della sua biografia possono essere riletti alla luce delle conoscenze contemporanee sull’autismo, ma rimangono elementi compatibili con numerose altre caratteristiche di personalità e modalità di funzionamento.
La letteratura sulla diagnosi retrospettiva di Darwin suggerisce anzi di procedere con particolare cautela. La sua storia è stata utilizzata nel tempo per sostenere interpretazioni mediche molto diverse, influenzate spesso dalle categorie diagnostiche disponibili nel periodo in cui venivano formulate.
La conclusione più scientificamente corretta, dunque, non è “Darwin era Asperger”, ma “alcuni aspetti della personalità di Darwin sono stati interpretati come compatibili con caratteristiche autistiche, senza che ciò permetta di stabilire una diagnosi”.
Questa distinzione è importante anche per comprendere l’autismo contemporaneo. Riconoscere possibili caratteristiche comuni può essere utile per studiare la storia delle idee sulla neurodiversità; trasformare una somiglianza biografica in una diagnosi certa, invece, significa andare oltre ciò che le prove consentono di affermare.
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