La diffusione dei Social network e degli strumenti digitali ha ampliato le possibilità di comunicazione, ma anche quelle di controllo e persecuzione. Secondo l’Eurispes, il cyberstalking è oggi il fenomeno di vittimizzazione digitale più diffuso tra quelli rilevati, con una crescita significativa rispetto al 2024
La dimensione digitale della violenza personale sta assumendo proporzioni sempre più rilevanti. Messaggi insistenti, contatti indesiderati, controllo degli account, pedinamento digitale, utilizzo non autorizzato della posizione geografica e altre forme di intrusione possono trasformare gli strumenti nati per facilitare la comunicazione in mezzi di persecuzione.
Secondo l’indagine Eurispes pubblicata nel 2026, il 28,2% degli utenti italiani dichiara di aver subito almeno un episodio di cyberstalking. Il dato colloca questo fenomeno al primo posto tra le forme di vittimizzazione digitale considerate dall’indagine.
Cosa leggerai nell'articolo:
- Il cyberstalking è il reato digitale più diffuso tra quelli rilevati
- Il fenomeno è quasi raddoppiato rispetto al 2024
- I giovani risultano particolarmente esposti alle forme di vittimizzazione digitale
- Quando la tecnologia diventa uno strumento di persecuzione
- Le conseguenze possono estendersi dalla vita digitale a quella quotidiana
- La correlazione tra cyberstalking e la violenza nelle relazioni
- Come contrastare il cyberstalking
- La prevenzione passa dall’educazione digitale
- Una forma di violenza che richiede una risposta multidisciplinare
Il cyberstalking è il reato digitale più diffuso tra quelli rilevati
La rilevazione Eurispes fotografa un quadro nel quale diverse forme di aggressione o violazione della sfera privata interessano una parte significativa della popolazione digitale. Dopo il cyberstalking, che raggiunge il 28,2%, si collocano la violazione della privacy, indicata dal 19,7% degli intervistati, e i tentativi di adescamento attraverso false identità, pari al 17,6%.
Seguono il cyberbullismo, con il 12,6%, e il revenge porn, con il 9,8%. Si tratta di fenomeni differenti, ma accomunati dalla possibilità che la tecnologia venga utilizzata per invadere la sfera personale, esercitare pressioni, manipolare le relazioni o danneggiare la reputazione di una persona.
Il fenomeno è quasi raddoppiato rispetto al 2024
Uno degli elementi più significativi dell’indagine riguarda il confronto con la precedente rilevazione. Nel 2024 il cyberstalking era stato indicato dal 14% degli intervistati, mentre nel 2026 la percentuale raggiunge il 28,2%.
Si tratta di un aumento di 14 punti percentuali in due anni. Il dato non consente, da solo, di stabilire quali siano le cause di questa crescita, ma evidenzia quanto le modalità di persecuzione attraverso gli strumenti digitali siano ormai entrate nella quotidianità della popolazione connessa.
La diffusione degli smartphone e dei Social network ha infatti modificato profondamente il rapporto tra spazio pubblico e spazio privato. Una persona può essere raggiunta praticamente in qualsiasi momento attraverso messaggi, notifiche, telefonate, richieste di contatto o altri strumenti digitali.
I giovani risultano particolarmente esposti alle forme di vittimizzazione digitale
L’indagine Eurispes evidenzia un marcato gradiente generazionale per numerose forme di vittimizzazione digitale. La violazione della privacy, per esempio, riguarda il 39,2% dei giovani tra 18 e 24 anni, mentre scende al 6,6% nelle fasce più mature.
Lo stesso andamento si osserva per i tentativi di adescamento attraverso false identità e per il cyberbullismo. Il cyberstalking presenta invece una distribuzione meno lineare. La percentuale più elevata si registra nella fascia tra i 25 e i 34 anni, con il 35,6%, mentre raggiunge il 32% tra i 18 e i 24 anni e il 30,7% tra i 35 e i 44 anni.
La maggiore esposizione dei giovani a molte forme di rischio digitale rende particolarmente importante un’educazione alla sicurezza online che non si limiti agli aspetti tecnici, ma comprenda anche il riconoscimento dei comportamenti persecutori e delle dinamiche di controllo.
Quando la tecnologia diventa uno strumento di persecuzione
Il cyberstalking può assumere forme differenti. Può comprendere l’invio ripetuto e indesiderato di messaggi, la creazione di account falsi, il monitoraggio delle attività online, il controllo della posizione, le intrusioni negli account personali o il tentativo di ottenere informazioni sulla vita privata della vittima attraverso la rete.
La caratteristica più insidiosa è la possibilità di estendere la persecuzione oltre i luoghi e gli orari nei quali tradizionalmente si manifestava lo stalking. La dimensione digitale può infatti accompagnare la persona anche all’interno della propria abitazione, attraverso il telefono, il computer o altri dispositivi connessi.
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Non ogni comportamento insistente o sgradito costituisce automaticamente il reato di atti persecutori. Nel sistema italiano il cyberstalking non rappresenta una fattispecie autonoma, ma può rientrare nell’ambito degli atti persecutori previsti dall’articolo 612-bis del Codice penale quando ricorrono i presupposti stabiliti dalla legge. L’utilizzo di strumenti informatici o telematici costituisce inoltre una specifica circostanza aggravante.
Le conseguenze possono estendersi dalla vita digitale a quella quotidiana
La persecuzione online non rimane necessariamente confinata alla rete. La reiterazione dei comportamenti può produrre conseguenze sulla serenità, sulla percezione di sicurezza e sulle abitudini quotidiane della persona coinvolta.
Nel caso degli atti persecutori, la normativa considera rilevanti, alternativamente, conseguenze quali un grave e perdurante stato di ansia o paura, il fondato timore per la propria incolumità o quella di una persona vicina oppure l’alterazione delle abitudini di vita.
La componente digitale può rendere particolarmente complessa la gestione della situazione perché permette al comportamento persecutorio di essere reiterato con grande frequenza e attraverso canali differenti. La vittima può arrivare a limitare la propria presenza online, modificare il numero di telefono, chiudere account o rinunciare a determinate attività digitali per cercare di sottrarsi al controllo.
La correlazione tra cyberstalking e la violenza nelle relazioni
Una parte del cyberstalking può inserirsi all’interno di dinamiche relazionali già caratterizzate da controllo, possesso o violenza. In questi casi la tecnologia può diventare un’estensione di comportamenti che si manifestano anche nella vita quotidiana.
Il controllo delle comunicazioni, delle frequentazioni, degli spostamenti e delle attività online può assumere una funzione coercitiva. Per questo motivo il contrasto al cyberstalking deve essere considerato anche nell’ambito più ampio della prevenzione della violenza nelle relazioni e della violenza di genere.
Come contrastare il cyberstalking
Il contrasto al cyberstalking richiede un insieme di interventi che coinvolga la persona vittima, le piattaforme digitali e le istituzioni. Il primo passo consiste nel riconoscere la natura persecutoria di comportamenti che non devono essere normalizzati soltanto perché avvengono attraverso uno schermo.
Quando la situazione lo consente senza aumentare il rischio, è importante evitare di alimentare la comunicazione con il persecutore e utilizzare gli strumenti disponibili per bloccare account, numeri e profili indesiderati. Le impostazioni di privacy possono inoltre limitare la visibilità delle informazioni personali e ridurre la quantità di dati accessibili pubblicamente.
Un secondo elemento fondamentale è la conservazione delle prove. Messaggi, e-mail, notifiche, fotografie, registrazioni delle chiamate, indirizzi dei profili e altri elementi utili possono contribuire alla ricostruzione dei fatti. È opportuno conservare il materiale in modo ordinato, evitando di modificarlo o cancellarlo. Nei casi più complessi, la corretta acquisizione forense dei dati può assumere particolare importanza.
Quando il comportamento è persecutorio, minaccioso o presenta caratteristiche tali da far temere per la propria sicurezza, è necessario rivolgersi alle Forze dell’Ordine e valutare con professionisti competenti gli strumenti di tutela disponibili. In Italia sono stati rafforzati negli ultimi anni gli strumenti di prevenzione e contrasto della violenza di genere e degli atti persecutori, compreso l’ammonimento del Questore in determinate situazioni.
È inoltre importante che le piattaforme digitali rendano semplici e realmente accessibili le procedure per segnalare molestie, minacce, impersonificazione, diffusione illecita di contenuti e violazioni della privacy. La sicurezza digitale non può essere affidata esclusivamente alla capacità del singolo utente di proteggersi.
La prevenzione passa dall’educazione digitale
La crescita del fenomeno rende necessario affiancare agli strumenti repressivi un investimento strutturale nella prevenzione. Conoscere le impostazioni di sicurezza di un Social network è importante, ma non sufficiente.
L’educazione digitale dovrebbe comprendere anche la capacità di riconoscere il controllo esercitato attraverso la tecnologia, comprendere il valore del consenso, proteggere le proprie informazioni personali e distinguere una normale interazione online da una condotta persecutoria.
Particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle scuole e agli ambienti frequentati dai più giovani, dove l’educazione alla cittadinanza digitale può contribuire a prevenire sia la vittimizzazione sia la normalizzazione di comportamenti aggressivi e controllanti.
Una forma di violenza che richiede una risposta multidisciplinare
Il dato del 28,2% rilevato dall’Eurispes mostra che il cyberstalking non può più essere considerato un fenomeno marginale. La sua diffusione richiede una risposta capace di integrare prevenzione, educazione digitale, tutela della privacy, competenze investigative e sostegno alle vittime.
La rete ha modificato il modo in cui le persone comunicano, costruiscono relazioni e condividono informazioni. La stessa tecnologia può però essere utilizzata per esercitare controllo e pressione. Contrastare il cyberstalking significa quindi proteggere non soltanto gli account e i dispositivi, ma anche la libertà personale e il diritto di vivere lo spazio digitale senza essere perseguitati.
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