Trasparenza, sostenibilità e consapevolezza: un nuovo progetto europeo punta a rivoluzionare il modo in cui comprendiamo l’impatto ambientale degli alimenti che consumiamo ogni giorno
Quando acquistiamo un prodotto alimentare, leggiamo spesso ingredienti, calorie, grassi, zuccheri e provenienza. Ma quante informazioni possediamo davvero sull’impatto ambientale di ciò che portiamo in tavola?
Per rispondere a questa domanda nasce Environmental Food Label 2.0 (EFL 2.0), un progetto europeo coordinato dal WWF Italia che punta a sviluppare un sistema innovativo di etichettatura ambientale per gli alimenti, andando oltre i parametri tradizionali utilizzati fino a oggi.
L’obiettivo non è soltanto fornire un nuovo simbolo da stampare sulle confezioni, ma costruire uno strumento scientificamente più completo, capace di raccontare l’intero impatto di un prodotto lungo la sua filiera produttiva.
Cosa leggerai nell'articolo:
Oltre la CO₂: la sostenibilità è molto più complessa
Negli ultimi anni molti sistemi di valutazione ambientale si sono concentrati prevalentemente sulle emissioni di gas serra e sulle analisi del ciclo di vita dei prodotti, il cosiddetto Life Cycle Assessment (LCA).
Il progetto EFL 2.0 parte però da una constatazione semplice: la sostenibilità alimentare non può essere ridotta a un singolo numero.
Mense lombarde sotto esame: nutrire il cambiamento dentro l’università
Per questo i ricercatori stanno lavorando all’integrazione di nuovi indicatori capaci di offrire una fotografia più completa dell’impatto degli alimenti. Oltre alle emissioni di CO₂, verranno presi in considerazione fattori come la tutela della biodiversità, la salute e la fertilità dei suoli, la capacità delle filiere di adottare principi di economia circolare e recupero delle risorse, il rischio legato alla diffusione delle microplastiche e il rapporto tra qualità nutrizionale e sostenibilità ambientale.
Si tratta di un cambio di paradigma importante. Un alimento potrebbe infatti avere basse emissioni di CO₂ ma essere comunque associato a pratiche agricole che impoveriscono il terreno o danneggiano gli ecosistemi locali.
La filosofia “One Health”
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’adozione dell’approccio “One Health”, una visione che considera salute umana, salute degli ecosistemi e attività produttive come elementi strettamente interconnessi. In altre parole, ciò che fa bene alla natura tende a fare bene anche alle persone, e viceversa.
Questa prospettiva sta diventando sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale, soprattutto in un momento storico in cui il sistema alimentare globale è chiamato a confrontarsi contemporaneamente con crisi climatiche, perdita di biodiversità, degrado dei suoli e aumento delle patologie legate all’alimentazione.
Un progetto europeo che guarda al futuro
EFL 2.0 coinvolge università, centri di ricerca, organizzazioni ambientaliste e operatori della filiera agroalimentare provenienti da diversi Paesi europei. Il programma, sostenuto da EIT Food e dall’Unione Europea, proseguirà fino al 2027 attraverso attività di ricerca, sperimentazione e consultazione pubblica.
Un elemento centrale sarà anche il coinvolgimento diretto dei consumatori. Attraverso test, sondaggi e sperimentazioni nei punti vendita, il progetto analizzerà infatti il grado di comprensione e fiducia che le persone attribuiscono alle future etichette ambientali.
Perché un’informazione, per essere davvero utile, deve essere non solo corretta, ma anche comprensibile.
La vera sfida: trasformare la consapevolezza in scelta
Negli scaffali dei supermercati convivono oggi centinaia di messaggi, certificazioni e slogan “green”. Il rischio è che il consumatore finisca per sentirsi disorientato.
La sfida di EFL 2.0 non consiste solo nel misurare meglio gli impatti ambientali, ma nel creare un linguaggio comune che permetta a chi acquista di comprendere rapidamente le conseguenze delle proprie scelte quotidiane.
In fondo, ogni acquisto rappresenta un piccolo voto sul modello di società che vogliamo sostenere.
Una storia ampia
Per anni abbiamo considerato il cibo quasi esclusivamente come una fonte di energia o di piacere. Oggi emerge con sempre maggiore chiarezza che ogni alimento racconta una storia molto più ampia: quella dei terreni da cui proviene, dell’acqua utilizzata per produrlo, della biodiversità che protegge o distrugge e delle comunità che ne rendono possibile l’esistenza.
In un’epoca in cui i consumatori chiedono maggiore trasparenza e le istituzioni cercano strumenti efficaci per orientare la transizione ecologica, iniziative come EFL 2.0 rappresentano un tentativo concreto di avvicinare scienza, mercato e cittadinanza.
Forse il futuro dell’alimentazione sostenibile non dipenderà soltanto dalla capacità delle aziende di produrre meglio, ma anche dalla nostra capacità di guardare oltre la confezione.
Perché nutrire il corpo senza impoverire il Pianeta rappresenta una delle più grandi sfide culturali del XXI secolo.
Dopo anni di esperienza nel Marketing etico, nell’attivismo e nel giornalismo ambientale, ho ideato Controsenso Magazine, progetto condiviso con l’altra metà della mia anima.
Un’iniziativa che promuove la rinascita culturale, sostenendo realtà impegnate per un futuro equo e sostenibile.
Il nostro motto? We are working for the Planet.



