nasce MATRICS, il progetto che studia i pericoli naturali "a cascata"
Lifestyle - Tecnologia e Scienze

Rischi naturali: nasce MATRICS, il progetto che studia i pericoli naturali “a cascata”

Tempo di lettura: 2 minuti

L’INGV coordina una nuova ricerca multidisciplinare per comprendere in che modo terremoti, maremoti, frane e liquefazione del terreno possano interagire tra loro, migliorando la prevenzione, la pianificazione territoriale e la gestione delle emergenze

Comprendere come terremoti, maremoti, frane e fenomeni di liquefazione del terreno possano verificarsi nella stessa area, influenzarsi reciprocamente o generare effetti a cascata rappresenta una delle principali sfide della ricerca scientifica sulla prevenzione dei disastri naturali.

Con questo obiettivo nasce MATRICS (Multi-hazard Assessment of TRIggered and Compound riskS), il nuovo progetto dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), sviluppato nell’ambito del programma Pianeta Dinamico 2026-2029. L’iniziativa punta a sviluppare metodologie innovative per valutare il rischio quando più pericoli naturali interessano contemporaneamente uno stesso territorio.

Un approccio integrato per migliorare prevenzione e gestione delle emergenze

I fenomeni naturali raramente si manifestano in modo isolato. Un forte terremoto, ad esempio, può innescare frane, provocare maremoti o favorire la liquefazione del terreno, amplificando gli effetti sull’ambiente e sulle infrastrutture.

Il progetto MATRICS nasce proprio per studiare queste interazioni complesse e fornire strumenti scientifici in grado di supportare una pianificazione territoriale più efficace, migliorare la prevenzione e rendere più efficiente la gestione delle emergenze.

Tra gli aspetti più innovativi del progetto vi è l’analisi della vulnerabilità delle infrastrutture di monitoraggio utilizzate dall’INGV.

Perché in Italia i terremoti sono frequenti? 

Durante una crisi sismica o vulcanica, infatti, reti sismiche, sistemi geodetici, apparati di comunicazione e trasmissione dei dati possono subire danni o malfunzionamenti proprio nel momento in cui le informazioni risultano fondamentali per coordinare gli interventi.

MATRICS svilupperà quindi metodologie dedicate alla valutazione della vulnerabilità e dell’esposizione di queste infrastrutture a molteplici pericoli naturali, ponendo le basi scientifiche per rafforzarne la resilienza operativa e garantirne la continuità anche durante gli eventi più critici.

Al via un programma di ricerca della durata di quattro anni

Nei giorni scorsi, presso la sede della Sezione di Milano dell’INGV, si è svolto l’incontro inaugurale del progetto, durante il quale i ricercatori coinvolti hanno definito il piano di lavoro che guiderà le attività nei prossimi quattro anni.

Coordinato da Lucia Luzi, dirigente di ricerca dell’INGV, il progetto coinvolge le sezioni dell’Istituto di Milano, Roma, Bologna, Pisa, Irpinia, l’Osservatorio Nazionale Terremoti e l’Osservatorio Etneo.

Alla ricerca partecipano inoltre numerosi partner accademici e scientifici, tra cui le Università di Napoli Federico II, Torino, Camerino, Chieti-Pescara, Firenze, il Politecnico di Milano, la Fondazione Eucentre e la Brigham Young University degli Stati Uniti.

Una ricerca multidisciplinare per comprendere fenomeni sempre più complessi

La complessità dei fenomeni analizzati richiede competenze provenienti da discipline diverse, dalla sismologia alla geologia fino all’ingegneria.

L’integrazione di queste conoscenze rappresenta uno degli elementi distintivi di MATRICS e consentirà di sviluppare un approccio realmente multidisciplinare alla valutazione dei rischi naturali multipli, offrendo una visione più completa delle dinamiche che interessano il territorio.

Ti invitiamo a scoprire altri contenuti scientifici 

Le metodologie sviluppate saranno testate in due aree italiane particolarmente significative dal punto di vista sismico.
La prima è lo Stretto di Messina, teatro del devastante terremoto del 1908, mentre la seconda è l’Emilia-Romagna, colpita dalla sequenza sismica del 2012.

I risultati ottenuti contribuiranno a costruire un nuovo modello di valutazione del rischio, capace di descrivere in maniera più realistica la complessità dei fenomeni naturali e di fornire un supporto concreto alle strategie di prevenzione, alla pianificazione territoriale e alla gestione delle emergenze.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *