Un romanzo filosofico che smonta l’idea di identità personale e anticipa i conflitti interiori della modernità, esplorando la frattura tra come ci vediamo e come veniamo percepiti dagli altri
Uno, nessuno e centomila rappresenta il punto più radicale della riflessione narrativa di Luigi Pirandello sull’identità e sulla relatività della verità personale. Pubblicato nel 1926 dopo una lunga gestazione, il romanzo viene spesso considerato il testamento filosofico dell’autore, nonché una delle opere più avanzate della narrativa europea del primo Novecento.
La struttura è apparentemente semplice: un fatto minimo e quotidiano innesca una crisi irreversibile nel protagonista. Da questo episodio prende avvio un’indagine interiore che diventa progressivamente distruttiva e liberatoria insieme, conducendo il personaggio verso una dissoluzione dell’io sociale.
Il valore dell’opera non risiede nell’intreccio, ma nella profondità dell’analisi psicologica e nella portata teorica delle sue intuizioni.
Cosa leggerai nell'articolo:
Di cosa parla “Uno, nessuno e centomila”
Il protagonista, Vitangelo Moscarda, scopre casualmente di avere un difetto fisico che non aveva mai notato. Questa osservazione, fatta dalla moglie, genera uno shock cognitivo: se non conosce davvero il proprio aspetto, quante altre cose ignora di sé? Da qui nasce una frattura che lo porta a comprendere che ogni persona lo percepisce in modo diverso.
Il percorso narrativo segue la progressiva demolizione delle certezze identitarie. Moscarda comprende di non essere “uno”, cioè un individuo coerente e unitario, ma “centomila”, ovvero tante versioni quante sono le coscienze che lo osservano. A quel punto l’unica via possibile sembra diventare l’essere “nessuno”, liberandosi dalle definizioni imposte dallo sguardo altrui.
Il romanzo assume così la forma di un lungo esperimento esistenziale raccontato in prima persona, in cui la trama è subordinata all’analisi della percezione e dell’autocoscienza.
Qual è il significato del titolo
Il titolo racchiude la tesi centrale dell’opera e risponde a una delle domande più frequenti dei lettori. “Uno” rappresenta l’illusione di possedere un’identità stabile. “Centomila” indica la molteplicità delle immagini che gli altri costruiscono di noi. “Nessuno” è l’approdo finale: la rinuncia alle maschere sociali e ai ruoli cristallizzati.
Pirandello sviluppa qui la sua teoria della forma e della vita. La forma è ciò che irrigidisce l’individuo in una definizione. La vita, al contrario, è movimento continuo e non fissabile. Il conflitto tra queste due dimensioni genera sofferenza ma anche possibilità di liberazione.
Perché il romanzo è considerato così moderno?
L’opera anticipa temi che diventeranno centrali nella Filosofia e nella Psicologia del Novecento, come la frammentazione dell’io, la crisi della soggettività e la relatività della verità. La narrazione non offre certezze ma domande aperte, e coinvolge il lettore in un processo di auto-interrogazione.
La tecnica del monologo riflessivo, l’ironia filosofica e la continua messa in discussione del punto di vista rendono il testo sorprendentemente vicino alla sensibilità contemporanea. Non è un romanzo di azione, ma di coscienza. Non cerca identificazione emotiva, ma consapevolezza critica.
Il senso di alienazione nella società contemporanea e il legame con il romanzo
La sensazione di alienazione che attraversa la società contemporanea trova nel romanzo una rappresentazione profetica. Oggi l’identità è spesso costruita attraverso sguardi esterni, profili pubblici, reputazioni digitali e narrazioni sociali. L’individuo sperimenta una distanza crescente tra ciò che sente di essere e ciò che appare.
Moscarda vive una forma estrema di questo scarto. Comprende che ogni relazione produce una versione diversa di sé e che nessuna coincide con la propria esperienza interiore. Questa frattura genera spaesamento, ma anche un tentativo di emancipazione dalle etichette.
La lettura attuale del romanzo mette in luce quanto Pirandello avesse intuito la crisi dell’io moltiplicato dagli sguardi collettivi. L’alienazione non nasce solo dall’isolamento, ma dalla sovra-definizione sociale dell’individuo. In questo senso il testo dialoga con le inquietudini psicologiche del presente e con il bisogno di autenticità.
Come si conclude il percorso di Vitangelo Moscarda
Il percorso del protagonista non conduce a una soluzione tradizionale, ma a una trasformazione radicale del modo di stare al mondo. Moscarda sceglie di sottrarsi alle identità fisse e alle aspettative sociali, abbandonando il bisogno di essere definito.
Il finale non è tragico né consolatorio, ma coerente con la filosofia dell’opera. L’io, liberato dalle forme, può tornare a coincidere con il fluire della vita. È una conclusione che divide i lettori ma che rafforza la portata speculativa del romanzo.
Perché leggere questo romanzo di Pirandello
Questo libro continua a essere letto e studiato perché offre strumenti interpretativi potenti per comprendere il rapporto tra identità, percezione e società. Non propone risposte semplici, ma educa al dubbio e alla complessità.
La sua forza sta nella capacità di trasformare una crisi personale in una riflessione universale. La domanda su chi siamo davvero, al di là delle maschere, resta una delle più attuali della cultura contemporanea. Il romanzo rimane così un testo vivo, capace di parlare a lettori di epoche diverse.

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