La crescita delle infrastrutture digitali apre nuove opportunità economiche, ma solleva interrogativi pressanti sul consumo di suolo, sull’impatto energetico e sulla possibilità di riqualificare le aree industriali già esistenti invece di continuare a edificare
L’Intelligenza Artificiale rappresenta una delle rivoluzioni tecnologiche più importanti del XXI secolo. Per funzionare, però, necessita di un numero crescente di data center, strutture che ospitano migliaia di server e richiedono enormi quantità di energia, sistemi di raffreddamento e infrastrutture dedicate.
Negli ultimi anni l’Italia è diventata uno dei principali mercati europei per questi investimenti. Tuttavia, mentre il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sulle opportunità economiche offerte dall’AI, rimane spesso in secondo piano una questione altrettanto importante: quale prezzo ambientale siamo disposti a pagare?
Cosa leggerai nell'articolo:
Perché i data center stanno crescendo così rapidamente?
La diffusione dell’Intelligenza Artificiale, del cloud computing e dei servizi digitali ha aumentato enormemente la domanda di capacità di elaborazione dati.
Secondo le analisi di settore, le richieste di connessione alla rete elettrica nazionale per nuovi data center hanno raggiunto livelli senza precedenti, con una forte concentrazione nel Nord Italia e soprattutto in Lombardia, dove si concentra una parte rilevante dei progetti in fase di sviluppo.
Parallelamente il Governo ha introdotto procedure autorizzative più rapide, riconoscendo i data center come infrastrutture strategiche per la competitività del Paese.
L’altra faccia dell’innovazione: il consumo di suolo
L’innovazione tecnologica non dovrebbe tradursi automaticamente in nuova cementificazione. L’Italia continua infatti a perdere superfici agricole e naturali a causa dell’espansione urbana e industriale. L’ISPRA monitora costantemente questo fenomeno attraverso centinaia di indicatori ambientali, confermando come il consumo di suolo rappresenti una delle principali criticità ambientali nazionali.
Liberare il suolo dall’asfalto: il depaving come risposta alle sfide climatiche delle città
Molti dei nuovi progetti relativi ai data center prevedono la costruzione su terreni liberi, mentre numerosi capannoni industriali risultano già dismessi o sottoutilizzati.
Questa scelta alimenta un dibattito sempre più acceso tra amministrazioni locali, cittadini e associazioni ambientaliste, che chiedono di privilegiare il recupero delle aree già urbanizzate.
La riqualificazione dei capannoni: una strada sottovalutata
L’Italia dispone di migliaia di edifici industriali inutilizzati distribuiti lungo tutto il territorio nazionale. Recuperare queste strutture consentirebbe di ridurre il consumo di nuovo suolo, limitare l’espansione urbana e valorizzare aree oggi degradate.
Inoltre i grandi tetti dei capannoni costituiscono superfici ideali per l’installazione di impianti fotovoltaici, capaci di produrre energia rinnovabile direttamente nei luoghi dove viene consumata.
Anche il WWF, in un recente rapporto dedicato ai data center, sottolinea l’importanza di favorire la localizzazione delle nuove infrastrutture in aree industriali già disponibili (brownfield), evitando il consumo di nuovo suolo (greenfield).
Un settore sempre più energivoro
L’impatto dei data center non riguarda esclusivamente il territorio. L’International Energy Agency stima che entro la fine del 2026 i consumi elettrici globali dei data center possano raggiungere circa 1.050 TWh, oltre tre volte il consumo annuo di elettricità dell’Italia, spinti soprattutto dalla diffusione dell’Intelligenza Artificiale.
Secondo le stime riportate dal Politecnico di Milano, i data center italiani assorbivano già circa 5,8 TWh nel 2024, pari a quasi il 2% dei consumi elettrici nazionali, con prospettive di crescita significative nei prossimi anni.
Questi numeri rendono ancora più importante investire in efficienza energetica e fonti rinnovabili.
Innovazione e tutela del territorio possono convivere
Essere favorevoli allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale non significa accettare qualsiasi scelta urbanistica. La vera innovazione consiste nel progettare infrastrutture che riducano l’impatto ambientale, recuperino il patrimonio edilizio esistente e limitino il consumo di nuovo suolo.
Impermeabilizzare o proteggere? Perché il futuro delle città passa dal suolo vivo
La trasformazione digitale rappresenta una straordinaria opportunità per il Paese, ma rischia di perdere credibilità se diventa sinonimo di ulteriore cementificazione, soprattutto in un territorio che da decenni vede diminuire superfici agricole, biodiversità e capacità di assorbire gli effetti dei cambiamenti climatici.
Lo sviluppo economico e quello ambientale non dovrebbero essere considerati obiettivi alternativi. Il futuro dell’Italia dipenderà, al contrario, dalla capacità di conciliare innovazione, tutela del paesaggio e rigenerazione urbana, dimostrando che la tecnologia può crescere senza consumare altro territorio.
Dopo anni di esperienza nel Marketing etico, nell’attivismo e nel giornalismo ambientale, ho ideato Controsenso Magazine, progetto condiviso con l’altra metà della mia anima.
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