Il 5 dicembre 2026 Piazza del Popolo ospiterà “La Terra chiamò”, una manifestazione nazionale promossa da nove organizzazioni per riportare la crisi climatica al centro del dibattito pubblico. Dalla salute alla sicurezza dei territori, dall’agricoltura alla transizione energetica, l’iniziativa riunirà scienza, istituzioni, volontariato, imprese, giovani, arte e cultura
Il cambiamento climatico torna al centro dello spazio pubblico con una manifestazione nazionale in programma a Roma sabato 5 dicembre 2026. L’appuntamento è “La Terra chiamò”, organizzato in Piazza del Popolo dalle 12.30 fino al tramonto.
L’iniziativa nasce dopo un’estate caratterizzata da temperature estreme, eventi meteorologici intensi e crescenti pressioni sulla salute, sull’agricoltura e sugli ecosistemi. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è mettere in relazione i dati scientifici con le esperienze concrete dei territori e con le soluzioni già disponibili.
Cosa leggerai nell'articolo:
- Che cos’è “La Terra chiamò” e perché si svolge a Roma
- Gli effetti del caldo estremo sulla salute
- Un Mediterraneo sempre più caldo
- L’impatto del cambiamento climatico sulla produzione alimentare
- La transizione energetica come parte delle soluzioni
- Le quattro richieste rivolte al Governo
- Il programma della manifestazione del 5 dicembre
- Perché la manifestazione è stata fissata il 5 dicembre
- La sicurezza climatica entra nel dibattito pubblico
Che cos’è “La Terra chiamò” e perché si svolge a Roma
“La Terra chiamò” è una manifestazione nazionale dedicata alla crisi climatica e alle sue conseguenze sulla sicurezza delle persone, sui territori e sull’economia. La giornata vuole favorire un confronto tra competenze e realtà differenti, riunendo sullo stesso palco rappresentanti della ricerca scientifica, amministratori locali, volontari, imprese, giovani, esponenti della cultura e persone direttamente coinvolte dagli effetti degli eventi climatici estremi.
L’iniziativa è promossa da ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia, con il sostegno di Green Heroes.
Il punto di partenza è la necessità di riportare il clima tra le priorità delle decisioni pubbliche, affrontando contemporaneamente la riduzione delle emissioni e l’adattamento agli effetti di un clima già cambiato.
Gli effetti del caldo estremo sulla salute
Uno dei temi al centro della manifestazione sarà il rapporto tra cambiamento climatico e salute pubblica. Secondo le analisi citate dal WWF, nell’estate 2026 si sarebbero verificati oltre 50.000 decessi in eccesso associati al caldo nelle città europee. Per l’Italia vengono stimati 13.303 decessi nelle 87 aree urbane considerate nello studio.
L’esposizione alle alte temperature non riguarda tutte le persone nello stesso modo. Età, condizioni socioeconomiche, presenza di verde urbano e caratteristiche delle abitazioni possono influenzare la capacità di proteggersi dal caldo.
La questione climatica viene quindi presentata anche come una questione di sicurezza e di salute pubblica, con particolare attenzione alle fasce della popolazione maggiormente vulnerabili.
Un Mediterraneo sempre più caldo
Gli effetti del riscaldamento riguardano anche il Mediterraneo. Secondo i dati riportati dal WWF, nel corso dell’estate 2026 le temperature superficiali del bacino hanno raggiunto valori fino a 8 °C superiori alla media del periodo 1991-2020.
Le ondate di calore marine possono modificare le condizioni degli ecosistemi e influenzare le comunità biologiche, le reti alimentari e le attività economiche legate al mare.
Il WWF richiama inoltre gli episodi di mortalità di massa osservati tra il 2015 e il 2019 in 50 specie, dalla superficie fino a 45 metri di profondità, e i fenomeni di sbiancamento della Posidonia osservati nel 2026.
L’impatto del cambiamento climatico sulla produzione alimentare
La crisi climatica interessa anche la disponibilità e il costo degli alimenti. Caldo e scarsità d’acqua possono ridurre le rese agricole, mentre gli eventi meteorologici estremi possono contribuire all’aumento dei costi di produzione.
Il cambiamento climatico sta cambiando l’agricoltura: quali colture potranno sfamare l’Europa?
Il Centro comune di ricerca della Commissione europea, secondo i dati riportati dal WWF, stima per l’Unione europea rese inferiori alla media degli ultimi cinque anni dell’8% per il mais da granella e del 7% per le patate dopo l’estate 2026. In Italia, a settembre, i prezzi degli alimentari freschi risultavano inoltre aumentati del 5,5% su base annua.
Il tema ambientale si intreccia quindi con quello sociale: gli effetti del cambiamento climatico possono riflettersi sulla produzione agricola, sui prezzi e sull’accessibilità degli alimenti.
La transizione energetica come parte delle soluzioni
“La Terra chiamò” non intende concentrarsi esclusivamente sulla descrizione dei problemi. Uno degli elementi centrali dell’iniziativa riguarda infatti le soluzioni già disponibili.
Secondo i dati riportati dagli organizzatori, nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica italiana, mentre il fotovoltaico ha prodotto oltre 44 TWh di elettricità, raggiungendo il proprio valore più elevato nel Paese. Nello stesso periodo, i green jobs in Italia sono arrivati a circa 3,3 milioni, pari al 13,8% dell’occupazione complessiva.
La manifestazione collegherà quindi la riduzione delle emissioni alla trasformazione del sistema energetico, all’innovazione e alla capacità dei territori di affrontare gli impatti climatici.
Le quattro richieste rivolte al Governo
Dal palco di Piazza del Popolo saranno presentate quattro richieste indirizzate al Governo e alle forze politiche italiane.
La prima riguarda il ritorno della crisi climatica tra le priorità dell’agenda politica, considerandola anche una questione di sicurezza nazionale.
La seconda chiede di accelerare la mitigazione attraverso l’abbandono dei combustibili fossili, l’aumento della produzione da fonti rinnovabili e la riduzione delle emissioni.
La terza riguarda l’adattamento, con una maggiore protezione di territori, ecosistemi marini e persone maggiormente esposte agli effetti del cambiamento climatico.
La quarta richiama invece il principio “chi inquina paga”, chiedendo alle aziende del settore fossile di contribuire al finanziamento della transizione e delle politiche di adattamento. Le organizzazioni promotrici intendono riunire queste richieste in un manifesto condiviso da presentare alle istituzioni e alle forze politiche.
Il programma della manifestazione del 5 dicembre
L’apertura della piazza è prevista alle 12.30, con attività di accoglienza, uno spazio dedicato alle famiglie e altre iniziative.
A partire dalle 14.30 prenderanno il via gli interventi dal palco. La prima parte sarà dedicata alle testimonianze di persone che hanno vissuto direttamente gli effetti dell’estate 2026: agricoltori, lavoratori all’aperto, operatori impegnati nella cura delle persone, amministratori locali e professionisti coinvolti nelle emergenze.
Seguiranno interventi scientifici, esperienze provenienti dai territori e contributi delle nuove generazioni. Musica, arte e cultura accompagneranno la giornata, che dovrebbe concludersi al tramonto con la lettura delle richieste della manifestazione. Il programma completo degli ospiti sarà comunicato dagli organizzatori nelle prossime settimane.
Perché la manifestazione è stata fissata il 5 dicembre
La data scelta dagli organizzatori coincide con due ricorrenze internazionali: la Giornata mondiale del suolo, promossa dalla FAO, e la Giornata internazionale del volontariato delle Nazioni Unite.
La scelta permette di collegare il tema climatico ad aspetti come la tutela del suolo, il dissesto idrogeologico, l’agricoltura, l’adattamento dei territori e il ruolo del volontariato nella gestione delle emergenze.
La sicurezza climatica entra nel dibattito pubblico
Presentando l’iniziativa, il vicepresidente del WWF Italia Gaetano Benedetto ha sottolineato la necessità di considerare la crisi climatica anche sotto il profilo della sicurezza.
“È stupefacente come media, istituzioni e politica, così attenti alla sicurezza quando si parla di guerre, criminalità e migrazioni, sottovalutino la sicurezza climatica, che riguarda tutti noi”, ha dichiarato Benedetto.
Il tema proposto dalla manifestazione è quindi quello di ampliare il modo in cui viene affrontato il cambiamento climatico: non soltanto come questione ambientale, ma anche come fenomeno capace di influenzare salute, economia, alimentazione, infrastrutture e condizioni di vita.
“La Terra chiamò” punta infine a creare uno spazio comune nel quale rendere più comprensibili i dati scientifici e mettere in evidenza le esperienze e le soluzioni già presenti nei territori. L’appuntamento è fissato per il 5 dicembre 2026, dalle 12.30 al tramonto, in Piazza del Popolo a Roma.
Dopo anni di esperienza nel Marketing etico, nell’attivismo e nel giornalismo ambientale, ho ideato Controsenso Magazine, progetto condiviso con l’altra metà della mia anima.
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